Google, freno alle pubblicità invasive nei video su Chrome

Prosegue il giro di vite da parte di Chrome ai sistemi di advertising e di tracciamento ritenuti “sopra le righe”. Dopo il nuovo sistema di classificazione dei cookie, ora il team di sviluppo di Google del browser Google ha spiegato che negli ultimi anni si è messa al lavoro per affrontare una lamentela comune tra gli utenti di Chrome: gli annunci pubblicitari fastidiosi e invadenti.

Nel 2018 il team di sviluppo ha iniziato a rimuovere le pubblicità dai siti web che mostrano continuamente ad intrusivi, che violano gli standard del settore. La stessa Google ha inoltre aggiornato le proprie offerte pubblicitarie per garantire che non vengano venduti o pubblicati tipi di ad che gli utenti di Internet trovano particolarmente fastidiosi.

Oltretutto, questo approccio sembra avvantaggiare sia gli utenti che le piattaforme e gli inserzionisti. Infatti, Google evidenzia di aver riscontrato che, da allora, i tassi di blocco degli annunci in Nord America ed Europa sono calati significativamente in Chrome.

Ma come vengono classificati, gli annunci, come “troppo fastidiosi”? Al fine di determinare quali annunci risultano più invadenti per l’esperienza web, Google ha spiegato di fare affidamento sui Better Ads Standards.

La Coalition for Better Ads è stata costituita da associazioni di categoria e società internazionali coinvolte nei media online, al fine di migliorare l’esperienza dei consumatori con la pubblicità online. L’associazione fornisce alle aziende come Google una guida basata sul feedback proveniente da persone di tutto il mondo.

La Coalition for Better Ads, che è per l’appunto il gruppo responsabile dello sviluppo dei Better Ads Standards, ha annunciato una nuova serie di standard per gli annunci che vengono mostrati durante i contenuti video, stilati sulla base di una ricerca che ha coinvolto 45.000 consumatori in tutto il mondo.

Google ha illustrato le principali indicazioni della ricerca. Esistono molti tipi diversi di annunci che possono essere pubblicati prima, durante o dopo un video, ma, secondo la ricerca della Coalition for Better Ads, ci sono tre esperienze di advertising che le persone trovano particolarmente dirompenti su contenuti video che durano meno di 8 minuti.

La prima è rappresentata dagli ad pre-roll lunghi e non “skippabili” o dai gruppi di annunci più lunghi di 31 secondi, che vengono visualizzati prima di un video e che non possono essere saltati entro i primi 5 secondi.

La seconda è costituita dagli ad mid-roll di qualsiasi durata che compaiono nel mezzo di un video, interrompendo l’esperienza dell’utente. Infine, la terza: immagini o testo che compaiono sopra un video in riproduzione e si trovano nel terzo centrale della finestra del player video o che coprono più del 20 percento dei contenuti video.

La Coalition for Better Ads ha richiesto ai proprietari di siti web di non mostrare più questi annunci ai visitatori entro i prossimi quattro mesi.

Google ha deciso di seguire i suggerimenti di questi standard aggiornati e ha annunciato che, a partire dal 5 agosto 2020Chrome interromperà la visualizzazione, sui siti di qualsiasi paese, di tutte le inserzioni pubblicitarie che mostrano ripetutamente questi ad che disturbano particolarmente gli utenti.

Google sottolinea anche che YouTube.com, come altri siti web con contenuti video, verrà esaminato per verificarne la conformità agli standard. Analogamente ai precedenti Better Ads Standards, Google aggiornerà inoltre i piani di prodotto sulle proprie piattaforme pubblicitarie, YouTube incluso. Inoltre Mountain View ha dichiarato di voler usare la ricerca come strumento di riferimento per lo sviluppo futuro dei prodotti.

Google suggerisce a chiunque gestisca un sito web che mostra annunci pubblicitari, di prendere in considerazione la compliance con questi standard aggiornati.

A tale scopo c’è anche Ad Experience Report, uno strumento online che fa parte dei webmaster tool di Google e che aiuta i publisher a capire se Chrome ha identificato esperienze pubblicitarie che violano gli standard, sul sito.

Fonte: 01.net

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